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Mostra "Terra. Nel segno degli elementi"
Luogo: Museo Archeologico Provinciale di Salerno
Evento dal 26-01-2017
al 19-02-2017
locandina Terra

mostra "TERRA. Nel Segno degli elementI"
Museo Archeologico Provinciale di Salerno. 27 gennaio / 19 febbraio 2017

orario 9.00 / 19.30 opening 27 gennaio ore 18.30

video di Giacomo Arguto. Direzione tecnica prof. Nicola Guarini

I 4 ELEMENTI NATURALI, LA CERAMICA E IL LAVORO COLLETTIVO
di ALFONSO AMENDOLA*
Fuoco, aria, acqua, terra: sono i quattro elementi naturali da cui deriva la materia. Un discorso che comincia a definirsi, nello statuto filosofico a partire dal VI secolo a.C. dal filosofo Anassimene di Mileto, per trovare ulteriori spazi di riflessione nella filosofia di Empedocle, ma anche di Socrate e Aristotele. La trama filosofica è sicuramente il primo momento di riflessione umana sui quattro elementi (e quindi sulla creazione). Un pensiero che ci ha donato delle categorie interpretative ancor oggi di assoluto valore.
Il fuoco è purificazione, vigore e sostanzialmente è principio di vita.
L’aria è l’energia vitale, il respiro, l’infinito cosmico. L’Acqua è il nutrimento della vita, il cammino eterno e insondabile.
La terra è la dimensione del primordiale, è lo spazio che tutto accoglie...
E l’arte giammai si è assentata dal desiderio, misto a volontà ed utopia, di celebrarli i 4 elementi naturali. In questa mostra voluta da “made in Salerno” ed intitolata “Terra. Nel segno degli elementi” incontriamo le opere ceramiche di Mariagrazia Cappetti, Peppe Cicalese, Antonio D’Acunto, Giovanni de Michele, Edoardo Giannattasio, Patrizia Grieco, Marsia, Deborah Napolitano, Pierfrancesco Solimene, Sasà Sorrentino. Dieci straordinari interpreti che con il loro stile, linguaggio e scelta sul destino delle forme hanno deciso di raccontarci i quattro elementi attraverso il modello ceramico e la sua trasversalità. Creando da un lato un sempre interessante dialogo generazionale e dall’altro mostrandoci le grandi possibilità, visionarie e realizzative, delle arti ceramiche. Questa mostra mi piace intenderla, per tal motivo, come un duplice viatico per comprendere ed entrare nel cuore sia della potenza immaginifica dei quattro elementi e sia come un raffinato (e miIitante, consentitemi il termine) utilizzo del materiale ceramico. Questo mostra è il racconto di una serie di voci espressive e di necessità creative, che nello slancio tensivo della provocazione o della tradizione, divengono un preciso “sguardo" atto ¤ riscrivere i codici e le forme di rappresentazione dei quattro elementi.
“Nel segno degli elementi" apre, virtuosamente e visceralmente (la vera arte fonde sempre assieme l’animo delicato del virtuoso e la forza espressiva del viscerale) uno scenario dell’opera verso il “non detto” o “l’indicibile”. E costruisce, con sana ambizione, il desiderio di potenziare le capacità ricettive, interpretative e di fruzione dinamica da parte della ceramica. La centralità di questa mostra mi piace, appunto, rintracciarla nella volontà di far esplodere i luoghi comuni e le sacralità dell’arte per poi cominciare un “racconto” attraverso identità fluttuanti e frammentate, evocazioni e invocazioni, intermittenze e polivalenze. Rafforzando, sempre di più il gioco d’ulteriori incastri e transizioni verso lo sguardo degli spettatori. E dove i quattro elementi “messi in campo”, in questa potente narrazione collettiva, sono sicuramente un punto di forza e fascinazione ulteriore. La dimensione creativa primordiale in questo spazio espositivo esplode in tutto lai suga bellezza ed esuberanza. E dove le categorie dubbiose del nostro tempo
trovano occasione di dialogo e confronto con la potenza delle forme. Forme come sguardi d’improvviso e di necessità.
Un’operazione, infine, che si sostanzia come un’azione artistica gioiosamente collettiva - che giocando anche sulle cartografie di “fuoco, aria, acqua, terra” non ha semplicemente l’obiettivo di “rappresentare" ma di riassemblare, ricodificare, riconcettualizzare gli elementi del naturale. Fin quasi ad indicarci procedure percettive e realizzative di un processo espressivo — questo della ceramica- che produce forme, che abita spazi, che determina sensazioni, che evoca universi e invoca la sempre straordinaria e necessaria interlocuzione versus/contra lo spettatore. Perché, can va san dire, qualsiasi azione creativa è sempre produzione di nuovi racconti, di nuove sensorialità. E il progetto guidato da “Made in Salerno” ha decisamente questa procedura fluida e dirompente al contempo. Una mostra, insomma, immersa in un potente divenire di sensi (e qui un’eco deleuziana continua a indicarci energetiche e fondative teoresi) tra astrazioni e concretezze, vulnerabilità identitarie e sfide estreme, tra smembramenti e leggerezze creative. Il tutto nutrito da uno sguardo differente, potente, innovativo, vivo. E pulsante di fuoco, aria, acqua e terra.

*Alfonso Amendola è professore di Sociologia della sperimentazione presso l’Università degli Studi Salerno


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