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"Poesì". Incontri culturali dedicati alla lettura critica della "Commedia di Dante". Domenica 8 luglio alle ore 11.00

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"Poesì". Incontri culturali dedicati alla lettura critica della "Commedia di Dante". Domenica 8 luglio alle ore 11.00
Luogo: Museo Archeologico Provinciale di Salerno
Evento dal 06-07-2018
al 08-07-2018
miniatura canto XXIII Purgatorio

Al Museo Archeologico, l’amicizia di Forese Donati e Dante

Il XXIII canto del Purgatorio è il luogo della luce dell'amicizia, le dissimmetrie dei rapporti difficili tra i viventi e la nostalgia di quella lontana perfezione nella prospettiva rovesciata che ne hanno i morti. Al Museo Archeologico domenica mattina alle 11, Rino Mele legge questo canto XXIII in cui Dante rievoca la sua giovinezza, i suoi scontri poetici, i contrasti con l'amico Forese Donati, e la pacificata tenerezza vicendevole del ritrovarsi (l'uno morto, l'altro ancora vivo) in un luogo improprio, imprevedibile: la montagna del Purgatorio così legata alla terra e al suo immenso oceano.
Dante e Forese nella loro giovinezza s'erano contrastati violentemente fino a colpire i rispettivi familiari, con quell'arroganza che i giovani intellettuali medievali usavano con tanta destrezza e gusto dell'offesa. Ma ora, lontani entrambi dal se stesso di prima, parlano con esemplare amore amicale, e rifiuto dei loro costumi. Forese esalta la propria fedele moglie, Nella, conosciuta da Dante (e forse da Beatrice) che con le sue disperate preghiere lo sta aiutando a salire più in fretta la difficile dolorosa montagna del Purgatorio. Ci sono rimasti sei sonetti a testimoniare la loro scontrosa e violenta amicizia e sono ricordati come “Tenzone di Dante e Forese”, ma di quella violenza verbale nel Purgatorio quasi non v’è memoria. La morte è un dirupo in cui del passato si ritrovano solo tracce consumate. Pure, qualcosa è rimasto, e Dante lo ricorda con vergogna: “Se tu riduci a mente / qual fosti meco, e qual io teco fui, / ancor fia grave il memorar presente”. Ed è anche, per Dante, l’occasione per esaltare la presenza di Virgilio che l’ha tratto dalla selva in cui era invischiato: “Costui per la profonda / notte menato m’ha d’i veri morti / con questa vera carne che ’l seconda”.


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