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"Poesì". Incontri culturali dedicati alla lettura critica della "Commedia di Dante". Domenica 07 ottobre alle ore 11.00

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"Poesì". Incontri culturali dedicati alla lettura critica della "Commedia di Dante". Domenica 07 ottobre alle ore 11.00
Luogo: Museo Archeologico Provinciale di Salerno
Evento dal 05-10-2018
al 07-10-2018
III canto paradiso

Il canto III del Paradiso sarà interpretato criticamente da Rino Mele domenica mattina, 7 ottobre, al Museo Archeologico Provinciale di Salerno, alle 11, continuando la seduttiva lettura critica dell'intera "Commedia" di Dante.

Piccarda Donati e il cielo della Luna
Dante è nel cielo della Luna, la luminosa immensa sfera in cui è appena entrato dopo aver abbandonato la terra con l'aiuto di Beatrice: in un gioco di celeste geometria, guardando la sua nuova guida a sua volta immersa nella visione di Dio, Dante s’è staccato dalla terra per ritrovarsi in Paradiso. Qui incontra, nel primo cielo, gli spiriti che non hanno adempiuto ai voti ma che, pur venendo meno ad essi per violenza altrui, hanno vissuto una vita di così alta virtù da essere degni della celeste beatitudine. Come per Piccarda Donati: "Io fui nel mondo vergine sorella; / e se la mente tua ben sé riguarda, / non mi ti celerà l'esser più bella". Piccarda s'era in giovane età data alla vita monastica francescana ma ne era stata tratta ferocemente, a viva forza, dal Fratello Corso Donati che aveva deciso di darla in sposa a Rossellino della Tosa. A questa donna a lui cara, Dante chiede - un po’ ingenuamente - se l'essere posti in Paradiso, più o meno vicini a Dio, faccia sentire una diversa pienezza di beatitudine. Piccarda "pria sorrise un poco”, poi risponde con precisione teologica, e sottile ironia, che se i beati desiderassero di essere ancora più vicini a Dio, il loro desiderio sarebbe discorde dalla sua volontà. E termina affermando: "En la sua volontade è nostra pace", un verso d'ineguagliabile bellezza, reso ancora più chiaro dalla grandiosa metafora che segue, in cui Dio è paragonato al mare: "Ell'è quel mar al qual tutto tutto si move". Questo straordinario canto del Paradiso ha sullo sfondo un'altra indimenticabile figura di donna, "la gran Costanza", moglie dell'imperatore Enrico VI e madre di Federico II. Anche lei, secondo un’antica leggenda tratta a forza dal convento.


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